CORPVS

CHRISTIANORVM

This series brings to the attention of scholars a range of medieval Latin texts which are preserved in manuscripts written personally by the author (autographs) or directly under his supervision (ideographs), and are of particular significance within their genre. [Further reading]

AVTOGRAPHA MEDII AEVI

In preparation

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CCAMA 1 - Liutprando di Cremona e il codice di Frisinga Clm 6388

P. Chiesa

Sul più antico ed autorevole manoscritto dell'Antapodosis di Liutprando da Cremona, capostipite di tutti testimoni della redazione più recente dell'opera, una mano diversa da quella del copista, ma ad essa coeva, ha apportato numerose correzioni e integrazioni, sanando gli errori di copiatura e aggiungendo alcune parti. L'ipotesi che si tratti della mano dello stesso Liutprando, già discussa in passato ma poi abbandonata, trova ora conforme che paiono decisive nel convergere di elementi filologici, codicologici e paleografici.

In questo libro viene riproposta una vecchia tesi, che da oltre un secolo pareva essere stata definitivamente demolita dall'esame critico di filologi e paleografi della miglior scuola tedesca. Riesumare ipotesi scientifiche in disgrazia richiede forse qualche cautela in più che presentarne di nuove; perché nel primo caso viene a mancare l'aspetto interlocutorio e dialettico insito in una teoria originale, spesso sottoposta agli studiosi come strumento di lavoro e come tale per definizione discutibile e perfettibile. Gli argomenti a sostegno dell'ipotesi resuscitata dovranno essere di necessità molti e convincenti; e il ricercatore dovrà altresi dare una spiegazione degli esiti precedenti degli studi, del perché la tesi che egli torna ora a proporre sia stata in passato giudicata insostenibile. Per questo motivo, la storia delle ricerche sulla tradizione manoscritta delle opere di Liutprando e sul codice di Frisinga che ne è il più autorevole ed enigmatico rappresentante riveste una parte decisiva nell'economia di questo libro.

CCAMA 2 - Guibert de Nogent et ses secrétaires

M.-C. Garand

Cet ouvrage s'attache à mettre en lumière un aspect encore mal connu du travail d'auteur accompli par le théologien et mémorialiste Guibert, qui fut abbé de Nogent-sous-Coucy entre 1104 et 1124. Il s'agit, à partir de l'étude approfondie de trois manuscrits originaux donnés par Guibert à son monastère et parvenus jusqu'à nous, étude confortée par les confidences de Guibert sur lui-même, de montrer le rôle que joua sa fonction d'écrivain dans sa vie de clerc, le caractère solitaire de sa création littéraire et son désir constant d'être à lui-même son propre secrétaire, et de définir aussi sa méthode de travail. L'analyse des écritures des manuscrits, la nature de leurs interventions, conduisent à identifier parmi elles une main dominante et à démontrer qu'il s'agit de celle de l'auteur, qui a rédigé de longs passages d'un exemplaire de premier ou de second jet, et révisé son propre travail ainsi que celui de ses secrétaires; on peut suivre, à l'aide de macrophotographies et de schémas, l'évolution de cette main depuis la maturité jusqu'aux dernières années, quand la cécité presque totale de Guibert a provoqué une décomposition de son ductus. L'étude codicologique des documents fait apparaître leur communauté de facture sous leurs différences: car l'un est une belle mise au net, le second un exemplaire de travail et le troisième une édition princeps. Ce petit groupe forme un échantillon significatif qui témoigne pour l'ensemble des manuscrits guibertiens aujourd'hui perdus. Guibert, qui composait directement, sans passer par l'intermédiaire de tablettes ou de brouillons, s'est toujours préoccupé de réaliser des livres, agissant comme un véritable éditeur de ses textes.

CCAMA 3 - The Autograph of Eriugena

E. Jeauneau, P. Dutton

The great paleographer Ludwig Traube was the first to suggest that the actual handwriting of John Scottus Eriugena could be identified. In this new study, the first full examination of the problem of Eriugena's handwriting, the authors not only systematically review the evidence, but suggest a solution. Their identification of the autograph is based upon a detailed palaeographical and philological examination of the surviving examples of the scripts of the two Irishmen who wrote in the twelve ninth-century manuscripts associated directly with Eriugena and his school.

CCAMA 4 - The Autograph Manuscript of the Liber Floridus. A Key to the Encyclopedia of Lambert of Saint-Omer

A. Derolez

Vol. IV of the series Autographa Medii Aevi is a study of the original manuscript of the Liber Floridus (Ghent, University Library, MS 92). This encyclopedical compilation of the early twelfth century (finished 1121) was composed, written and illustrated by an obscur canon of the Chapter of our Lady in Saint-Omer (France, dépt. du Pas de Calais). It may be considered one of the earliest illustrated medieval encyclopedias and its maps, diagrams and pictures (some of them masterpieces of Romanesque art) are world-famous. Due to its apparent lack of logical structure, however, Lambert's work has often been dismissed as an unorganized compilation. Against this still prevailing opinion the present book shows that the encyclopedia is the expression of a highly personal global view of the world. It was to be a brilliant synthesis, pervaded by an emphatic sense of symbolism, allegory and eschatology. The close codicological and textual analysis of the complete work shows also why Lambert failed to achieve his object in its full splendour; how especially external circumstances have caused a gradual weakening of the original train of thought as well as of the original beauty of the manuscript. The book focuses on the fundamental links between Lambert's thoughts and the material structures he had to create to give them their place in his book.

CCAMA 5 - Gli autografi di frate Francesco e di frate Leone

A. Bartoli Langeli

Frate Francesco e frate leone furono legati in vita da una stretta consuetudine. Ma l'accostamento dei due personaggi, in quanto "scriventi", ha numerose ragioni oltre a quelle biografiche. Francesco scrisse lettere e biglietti a molte persone: si sono consevati soltanto i due che egli diresse als suo socius, e devono la propria sopravvivenza proprio alla volontà di Leone, unico a tenerli come reliquie di un santo vivente. Dopo la morte e canonizzazione di Francesco, Leone (ante 1200-1271?) esercitò, prima insieme con Chiara d'Assisi e i socii Angelo e Rufino poi da solo, un ruolo primario nella conservazione e trasmissione dell'esperienza di Francesco, come dimostrano le molte compilazioni a lui risalenti. Depositario privilegiato dell'eredità francescana, egli mantenne anche quel senso quasi sacrale dello scrivere che era stato dal santo. Di frate Francesco (1181/2-1226) l'autore, che già se ne era interessato, torna a descrivere e pubblicare gli autografi: le Laudes Dei altissimi e la Benedictio fratri Leoni, scritte sui due lati della chartula conservata presso il Sacro convento di Assisi; e l'Epistola diretta allo stesso frate Leone, un foglietto conservato dal Capitolo della cattedrale di Spoleto. Sui tre testi lo stesso Leone operò di sua mani numerosi interventi. Con l'occasione si mettono a fuoco i caratteri della "scrittura" di Francesco, non solo nel senso paleografico ma considerandola parte integrante della sua azione evangelica. Oltre agli interventi appena detti, frate Leone ha lasciato tracce di autografia nel cosiddetto Breviario di san Francesco, conservato dalle clarisse di Assisi, aggiornandolo e integrandolo, e nel calendario di un Capitolario del Sacro convento, dove segnò le note obituarie dei suoi socii Angelo e Rufino. Ma forse ha lasciato un intero codice: è il minusculo manoscritto, conservato presso il monastero di clarisse di Montevergine in Messina, contenente la Regola e il Testamento di Chiara d'Assisi.

CCAMA 6 - Goffredo di Fontaines aspirante baccelliere sentenziario. Le autografe "Notule de scientia theologie" e la cronologia del ms. Paris BnF lat. 16297

A. Aiello, R. Wielockx (eds)

Oltre ad offrire un’edizione che permette di consultare facilmente per la prima volta le Notule de scientia theologie I-II-III (ms. Paris BnF lat. 15355, f. 40ra-b mg. inf., ms. Paris BnF lat. 16297, f. 231v, f. 232v), la Parte Prima dello studio condotto da Andrea Aiello e Robert Wielockx ha condotto all’evidente conclusione che queste Notule sono state vergate dalla mano di Goffredo di Fontaines e che quindi non meritano più di essere scartate come “notes illisibles du XVe sciècle”. La Parte Seconda ha condotto a precisazioni rilevanti a proposito della cronologia del codice Paris BnF lat. 16297, la cui forma originaria è caratteristica di una costituzione progressiva che si trova a metà strada fra una costituzione in blocco e una costituzione fatta per conglomerazione di codici preesistenti. Il terminus a quo di un fascicolo situato nella parte anteriore del codice fissa automaticamente il terminus a quo di un fascicolo succesivo. E il terminus ad quem di un fascicolo collocato nella parte posteriore del manoscritto determina per ciò stesso il terminus ad quem di ogni fascicolo precedente. In virtù di questo criterio generale e di diverse conferme indipendenti, il codice ha come terminus a quo gli ultimi giorni del 1276 o anche l’inizio del 1277 e come terminus ad quem il 1278. Nel 1280 e 1285 Goffredo appose aggiunte minori su fogli rismasti liberi. Nella Terza Parte, la ricorrenza letterale di tante formule caratteristiche dei testi dedicati da Goffredo di Fontaines allo statuto della teologia, l’uso tipico delle fonti e la presenza del pensiero proprio di Goffredo a proposito del rapporto teologia-scienza hanno condotto alla conclusione che l’autore delle Notule de scientia theologie è Goffredo di Fontaines, che nel 1277-1278 era attivamente occupato a preparare il suo commentario sulle Sentenze di Pietro Lombardo. I legami delle Notule con un gruppo di altri codici realizzati negli stesi anni dall’équipe di Goffredo di Fontaines permettono di considerare questi codici come facenti parte del nucleo iniziale di volumi su cui Goffredo costituì la sua biblioteca.

CCAMA 7 - Ademarus Cabannensis musicus ac cantor

J. Grier

Adémar de Chabannes (989-1034), monk at the abbey of Saint Cybard in Angoulême, historian, homilist, polemicist and musician extraordinaire, left behind some 451 folios of music with notation written in his autograph hand.  These documents constitute the earliest identifiable musical autographs by several centuries.  They provide essential data for musical practices at Saint Martial, where Adémar contributed to their production, and Adémar’s personal and professional involvement in those practices.  They also attest the introduction to the scriptorium at Saint Martial by Adémar of accurately heighting the neumes (symbols of musical notation) above the text to which the melody is sung.  Each pitch, therefore, receives a distinct position along the vertical axis of writing.  This procedure shows the exact musical interval between notes, and expedites the reading and learning of the melodies.  It remains today the standard convention for indicating pitch in modern Western notation.

The importance of this technique is impossible to overstate because Western music and its notation place higher importance on pitch than many other elements, such as rhythm and timbre.  Therefore heighting, the device by which notation precisely communicates pitch, holds a central place in the development of the musical language.  In contrast, most of the notational dialects that appear in early music manuscripts from the medieval West use, to a greater or lesser degree, the vertical placement of signs to indicate melodic direction rather than pitch.  After an overview of Adémar’s biography and musical activities, the study examines in detail the four surviving manuscripts in which Adémar inscribed musical notation, and then the notation itself.  The study closes with a consideration of Adémar’s contributions to musical literacy through his introduction of accurate heighting.

In preparation

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